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PALAZZO CALICE-SCREM E BORGO DI SAN ANTONIO

Palazzo Calice - Screm

La sua costruzione risale al 1591, come si legge sulla chiave d’arco del portone d’ingresso e costituiva la residenza della famiglia Calice che curava gli interessi della Repubblica veneta nella gestione dei beni forestali della vallata. L’architettura, ottimamente conservata, rappresenta, secondo gli storici e studiosi di quella tecnica, un prototipo della Casa carnica. Infatti tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600 si formano nella vallata i nuclei storici degli insediamenti urbani, con architetture che sono considerate del massimo rilievo per eleganza e monumentalità. E’ l’unica casa a loggiati che presenta due ordini di quattro arcate. Gli ampi loggiati hanno un soffitto a crociera molto elegante, così come lo sono gli archi a tutto sesto sorretti da pilastri con eleganti capitelli sagomati. La casa Calice, sulla sponda destra del Chiarsò, sotto la Chiesa madre della vallata guardava il borgo al di là del Chiarsò che andava ingrandendosi via via che il benessere aumentava e con esso la richiesta delle opere degli artigiani del legno e del ferro. Al palazzo originario si affiancò nei primi decenni del Settecento una nuova ala, attualmente sede della Biblioteca comunale, collegata con un portico di passaggio che consentiva ai residenti di passare nella bella Chiesetta di San Antonio. Nel 1734 il borgo si ingrandì con una nuova casa che porta il Calice della chiave d’arco dell’ingresso, la Casa Sandron che presentava, sulla facciata rivolta alla chiesa di San Vito, un grande Cristo crocefisso in legno, scolpito nella seconda metà dell’Ottocento da Carlo Sbrizzai, Sandron, affrescatore e intagliatore noto per gli affreschi eseguiti sulle case e su molti stavoli e autore anche del Crocifisso del cimitero di Paularo. Il Cristo del Sandron è ora in attesa di restauro.

PALAZZO LINUSSIO-FABIANI (il Palaç)

Palazzo Linussio-Fabiani

Di fronte al palazzo Calice-Screm, sull’altra sponda del torrente, i Calice fecero costruire nella seconda metà del Seicento un nuovo palazzo. Una bella leggenda che la tradizione ha conservato fino a noi lo vuole fatto erigere da un conte Mocenigo per una certa Silvia Calice della quale si era innamorato, per assecondare le esigenze del padre di Silvia che pretendeva per la figlia un palazzo di eguale bellezza e dimensione di quello di famiglia. Il Mocenigo accettò la sfida, ma i lavori andarono per le lunghe: nei dieci anni di lavori che la costruzione richiese l’amore si esaurì ed il Mocenigo scelse un’altra sposa. Di certo si sa che il palazzo di Silvia Calice, sposa del conte Leoni di Ceneda, fu venduto nel 1757 con gli orti e la stalla annessi ad un parente, Tommaso Calice, che tre anni dopo lo alienò, dopo qualche intervento sulla copertura, a Simone Sgardello ed Andrea Linussio. La vicenda ebbe uno strascico legale, ma sta di fatto che Andrea Linussio ne divenne proprietario e vi installò una bottega-emporio, con osteria che divenne punto di riferimento per la raccolta, smistamento e lavorazione del lino in Incaroio, nella tradizione della grande industria tessile fondata da Jacopo Linussio. Il palazzo passò ai Fabiani grazie alle disposizioni testamentarie dell’ultima Linussio che vi abitò, Apollonia Moro che non aveva avuto discendenti diretti e che aveva ospitato in casa la nipote Lucia Scala sposata con Antonio Fabiani, primogenito di una grande famiglia di Dierico. I Fabiani mantennero le attività commerciali. Nel palazzo Linussio-Fabiani soggiornava in estate Giovanni Battista Bassi che ospitava o riceveva visite di pittori come Filippo Giuseppini, uomini di cultura come Alessandro Wolf, scrittori come Caterina Percoto. Anche il Carducci pernottò nel Palaç, come ebbe a scrivere alla moglie facendo il resoconto di una escursione dalle terme di Arta, dove soggiornava per cure termali, in Incaroio.

PALAZZO CALICE-VALESIO

Palazzo Calice - Valesio

La casa padronale dei Calice si trasferì a Villafuori, in una nuova residenza costruita ai margini del piccolo borgo ai bordi di un vasto pianoro allo stesso livello di quello della chiesa parrocchiale. L’edificio è monumentale e domina due lati di un ampio cortile con muri di cinta merlati, cui si accede da un portale di notevole pregio che riporta sulla chiave d’arco l’emblema della famiglia. E’ stato costruito in tre tempi. Il primo nucleo è senz’altro cinquecentesco. Nel 1690 Giacomo Calice realizzò l’ala che a nord prospetta sulla piazzetta e che ora si presenta porticata verso il cortile interno. Nel primo ventennio del settecento fu aggiunta l’ala ad ovest con ampio atrio e scalone di accesso. Il complesso si presenta a tre piani ed è costituito da due corpi ortogonali. Nelle stanze del grande complesso sono stati ottimamente conservati molti arredi originali. Il palazzo Calice-Valesio è stato fino a tempi recenti visitabile: era aperto al pubblico nei mesi estivi, in alcuni giorni della settimana. Visite che riscuotevano grande successo.

BORC DI CJAVEÇ

Borc Di Cjaveç

Alle spalle di palazzo Linussio-Fabiani in un reticolo di strette vie si estende il borgo di Cjaveç che comprende alcuni dei più vecchi edifici di Paularo. Fra gli altri meritano di essere citati la vecchia casa Clama, la casa Reputin-Revelant, la casa Del Negro che conserva sotto un porticato originale uno striç ovvero tutta la struttura per la produzione del sidro, la casa Madrassi.

CASA MOROCUTTI A TRELLI

Casa Morocutti a Trelli

Costruita dalla famiglia Morocutti nel 1631, a distanza di trentanni riprendeva nell’architettura, i canoni strutturali utilizzati nel palazzo Calice-Screm. Cinta da un muro che chiude su due lati un ampio cortile, la casa Morocutti è stata chiamata “il convento”, probabilmente per la riservatezza che il muro di cinta garantiva all’edificio.

CASA TARUSSIO E CORT DI TARUSC

Casa Tarussio E Cort Di Tarusc

In un ampio slargo che si apre nel mezzo degli edifici che costituiscono il borgo di Villamezzo e a cui si accede attraverso belle stradine e gradinate, si affacciano, una di fronte all’altra, due eleganti edifici di proprietà dei due rami della famiglia Tarussio, una delle più note a Paularo dove è presente sin dal secolo XVII, dedicandosi all’industria del legname ed all’allevamento del bestiame che sfruttava, in estate, le numerose malghe di proprietà. La Casa Tarussio del lato sud è un’elegante palazzina dall’architettura curata. Nell’interno conserva una splendida cucina con arredi particolarmente pregiati. Fra l’altro vi sono conservati mobili scolpiti ed intagliati di Giacomo Sbrizzai, detto Crociul, uno dei più geniali intagliatori del secolo scorso a Paularo. Di fronte, sul lato nord della Cort , la seconda casa Tarussio è al di là di un muro di cinta con elegante portale d’ingresso. Le case della Cort di Tarusc sono tutte coinvolte in una simpatica gara di abbellimento floreale, così che in piena estate offrono una straordinaria varietà di fiori e di colori che rendono suggestivo il centro di Villamezzo.