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La Mozartina

Organo GB Testa datato 1650 in una sala della Mozartina

Paolo Maurensig conclude la sua introduzione al prezioso volume La Mozartina con queste parole: «E così che nasce la Mozartina […] per la volontà e i sacrifici di un uomo che possiede l’autentico, quanto raro, amore per l’Arte». L’uomo è Giovanni Canciani che, dopo una vita passata a Torino fra studio e lavoro, è rientrato da pochi lustri a Paularo trasferendovi la ricca collezione di strumenti musicali che era riuscito a realizzare raccogliendoli nelle situazioni più disparate, talvolta strumenti ridotti a pezzi e che con pazienza è riuscito a restaurare. Infatti agli inizi degli anni ottanta ad abbandonò la pur promettente attività concertistica per trasformarsi in organaro sfruttando una spontanea (e certamente genetica, il nonno e il padre sono stati, tra l’altro, apprezzati intagliatori) abilità a maneggiare scalpelli e sgorbie. Il progetto che lo spingeva a raccogliere e restaurare strumenti era quello di creare a Torino uno spazio in cui presentare la storia dello strumento a tastiera. Avvicendamenti amministrativi nella città sabauda con gli inevitabili mutamenti politici, decisero il fallimento del progetto. Della ricca collezione, Giovanni Canciani scelse un numero limitato di pezzi che potessero essere sistemati nella casa di Villamezzo di Paularo, sobria ed elegante, ma di dimensioni ridotte. Nacque così la Mozartina che da allora è divenuta sede di raccolta ed esposizione di una raffinata collezione di strumenti musicali, dipinti, arredi e ricordi di famiglia. L’edificio, ristrutturato nel 1709 dopo il terribile incendio della notte di Natale che aveva distrutto tutta Villamezzo, è stato portato allo stato attuale dagli interventi conservativi previsti dalla legge di ricostruzione dopo il terremoto del 1976. Il percorso espositivo si sviluppa sui tre piani dell’edificio. Al piano terra, in una bella sala a volte, un organo, un clavicembalo, un pianoforte con meccanica forté, un pianoforte con meccanica a baionetta e un flauto armonico. Il pezzo di maggior pregio è però l’organo Testa databile 1650; uno strumento positivo-portativo, stabile una volta che è aperto e posizionato, portatile se opportunamente scomposto. E’ un capolavoro di ingegneria organaria considerato che in meno di un metro quadrato si affollano ben 320 canne. Al primo piano la sala carnica presenta cimeli della famiglia Canciani e un raro pianoforte da tavolo ottocentesco. Nella Stanza del compositore domina un pianoforte Erard (la marca preferita da Beethoven). La Sala del Genovesino è caratterizzata da due dipinti del Cinquecento. Uno è la Natività attribuita a Luigi Miradori, detto il Genovesino, di notevole pregio per la bellezza dei soggetti e la tecnica pittorica manieristica. Alle pareti sono appesi strumenti dell’Ottocento: un mandolino milanese, uno napoletano e una chitarra piemontese. In un’elegante libreria sono ordinati volumi di edizioni rare del seicento e dei due secoli successivi. Nella mansarda la saletta dei concerti si presenta con un pianoforte Lipp che è legato ad una vicenda complessa in cui non mancano fatti di sangue. E’ appurato che esiste una imprevedibile difficoltà a suonare con lo strumento: ogni volta che si crede di poter sentire il suono del pregevole strumento, capita qualche bizzarro incidente. Nella sala si fanno ammirare due armonium, un pianoforte mezzacoda, un elettrofono organo elettronico e un clavicembalo da concerto. Alle pareti eleganti incisioni e due straordinari fazzoletti ricamati: ciascuno ha richiesto più di un anno di lavoro.

Eco museo

Eco  museo

La valle del Chiarsò o d’Incarojo è un territorio omogeneo per le caratteristiche ambientali naturalistiche, paesaggistiche economiche e socio culturali;- Da anni per iniziativa dell’Amministrazione comunale di Paularo la Valle d’Incarojo si è venuta qualificando la valle dei “mistìrs”. Il territorio infatti offre delle rappresentazioni ed esposizioni permanenti per la presentazione e l’approfondimento di diversi mestieri di ieri e di oggi. L’esposizione viene poi completata con la tradizionale evento annuale nella quale il paese si trasforma in una vetrina dei mestieri della tradizione carnica che rappresenta il momento culminante di una azione sviluppata dall’amministrazione comunale assieme alla Pro Loco ed alle altre associazioni culturali del paese finalizzata al “coinvolgimento della comunità locale nel processo di attivazione di un progetto di valorizzazione complessiva di tutto il territorio della valle”;- Dal 2004, a testimonianza di questa azione intrapresa nel 1996, che vuole interpretare tutto il territorio della valle come “ecomuseo dei Mistìrs”, è attivo nei locali dell’Ex Chiesa di San Antonio attigui a quelli della biblioteca comunale, del centro Informagiovani e del centro Associagiovani, un locale di visita aperto al pubblico che propone le immagini delle evidenze più significative del territorio sotto l’aspetto naturalistico, delle tradizioni e dei mestieri di ieri e di oggi:- Sul territorio comunale sono inoltre visitabili, seguendo un percorso che dalla frazione di Salino sale fino alla frazione di Ravinis, altri siti che ripropongono i veri mestieri in particolare:- Da oltre tre anni nella frazione di Salino è visitabile il Mulino storico ad acqua, che dovrebbe costituire il primo riferimento di un percorso che consente al turista di “incontrare” i vari mestieri caratteristici dell’area montana del Friuli Venezia Giulia. Già oggi il percorso è fattibile, ma con il riconoscimento di ecomuseo sarà possibile migliorarne la fruibilità e la visibilità;- In prossimità del capoluogo si può visitare la “teleferica” realizzata diversi anni or sono che, essendo perfettamente funzionante permette di ammirare anche in chiave didattica le tecniche di costruzione di un tempo, l’impiego che la caratterizzava ed il suo funzionamento, il sito è corredato da un pannello illustrativo che riassume quanto descritto.- Il percorso della filiera del legno si chiude con l’esposizione del mestiere del boscaiolo allestita presso la sede del corpo forestale di Villamezzo.