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La cascata di Salino

Le cascate

Quasi tutto il territorio di Paularo, geologicamente inteso, si è formato in acqua, nella serie di mari più o meno profondi che hanno caratterizzato, prima della orogenesi alpina che ha fatto emergere le rocce, l’area carnica. Ma sempre all’acqua è da imputare il modellamento del territorio, vuoi ai corsi impetuosi di una fitto reticolo idrografico, vuoi, prima di questi, al grande ghiacciaio Tilaventino che fino a 10.000 anni fa sommergeva quasi completamente le Alpi Carniche e giungeva fino alle porte di Udine. Salendo lungo la valle d’Incarojo dopo un acquazzone o al termine di un periodo piovoso prolungato, non si contano le cascate d’acqua che precipitano dai salti dei ripidi versanti. Alcune sono davvero suggestive per imponenza e per altezza del salto (ad esempio quella della Creta rossa, sotto Valle e Rivalpo). La conformazione geologica e morfologica della vallata ha favorito tuttavia la creazione di stupendi salti di corsi d’acqua che scendono precipitosi nella sempre più profonda valle del turbolento Chiarsò o addirittura da valli che sono rimaste sospese dopo la scomparsa dei ghiacciai e i cui torrenti precipitano con salti di decine di metri nel corso principale. E’ quest’ultimo il caso de LA CASCATA DI SALINO La suggestiva cascata scende in un anfiteatro naturale formato da siltiti (rocce sedimentarie a grana fine) werfeniane risalenti a circa 250 milioni di anni fa. Il colore rossastro prevale sui gialli e sui grigi e lo stretto anfiteatro è incorniciato da una fresca cortina di cespugli verdi che filtra la luce del sole e lascia intravedere in alto un oculo azzurro di cielo. L’acqua scivola su un possente torrione travertinoso giallastro che si è formato nel tempo, grazie al lento deposito di carbonato di calcio. La più bella descrizione della cascata di Salino è quella che fece Caterina Percoto dopo averla ammirata rientrando ad Arta dopo una visita all’amico G.B. Bassi. La sua descrizione è un dipinto fatto non di pennellate, ma di parole: «[…] alla cascata di Lambrugno, una delle meraviglie della Carnia, e di cui il famoso Van Haanen, dopo aver tentato indarno ritrarla protestava essere un poema inesauribile. […] Salimmo sino al villaggio di Salino; poi fatto un breve giro tornammo a discendere verso la caduta. Ivi la montagna incavata e scoscesa si presenta come un ampio circo, le cui muraglie a’ strati orizzontali, di un bel marmo rosso venato di bianco, sono sormontate da un ciglio di verdura, fra i cui sterpi tremolanti si precipita la corrente. A misura che discendi, la luce si fa più quieta e più mite, come la dolce penombra dell’interno di un tempio, e senti il fragore assordante dell’acqua e la freschezza ch’ella vi spande. A forza di correre sempre nello stesso sito pare vi abbia formato una specie di colonna o di lastra di marmo rosso che s’erge fino alla sommità della rupe, e a cui piedi si raccoglie un limpido lago, che poi diviso in ruscelli spuma pe’ grebbani del greto e si nasconde abbasso tra il verde […] Il moto di quell’ampio volume d’acqua che si precipita lungo le scanalature della sua rossa colonna ha qualche cosa di simile. Due o tre strisce bianche cadono giù di tutta altezza tanto veloci, che all’occhio ti sembrano immobili. Alcuni spruzzi rompono di sopra nei sassi, e in forma di minutissima pioggia o fior di farina le fanno velo trasparente, di modo che ti si presentano in un colpo due diversi movimenti, e talvolta a seconda che la percuote la luce diversi colori, e benanche tutte le gradazioni dell’iride. Il luogo è chiuso da tre lati, e gira come la curva d’un anfiteatro; sul capo l’azzurro de’ cieli, e dirimpetto, in lontananza, i picchi fantastici della nuda “serenata” [Serenat è l’antico nome del Sernio]. Assorti in religioso silenzio contemplammo per un istante quel magnifico spettacolo, mentre l’alito invisibile dell’acqua c’irrorava i capelli di finissime goccioline, e ci metteva nelle membra una specie di brivido». LA CASCATA DAL RIO "DA NASA" Si trova sulla strada Ravinis-Pizzul. L’acqua del rio scende sulle rocce verdastre di origine vulcanica della formazione del Dimon che qui affiorano in tutta la loro possente bellezza. LA CASCATA DEL RIO "DAS GLIRS" Percorrendo la strada Ramaz-Lanza, un piccolo guado costringe ad ammirare questa bellissima cascata che scende a monte per una ventina di metri e prosegue per altrettanti o più verso valle. L’acqua scivola su calcari siluriani variegati in cui prevalgono i colori rosati.

Le Forre

Forra

Il Chiarsò è un corso d’acqua a carattere torrentizio che ha lasciato i segni della sua evoluzione nel tempo: a grandi fasi di deposizione di materassi alluvionali potenti ha alternato fasi di straordinaria forza erosiva che ha inciso il suo alveo nel tipico profilo a V con versanti ripidissimi, talvolta strapiombanti. Nel suo corso, da Stua Ramaz dove si forma dalla confluenza di Cercevesa e Malìnfier fino alla affluenza nella Bût, il Chiarsò si infossa in diversi orridi brevi, ma profondi. Questo corso tormentato e ricco di pericoli ha visto fluitare (e si può immaginare con quali difficoltà, ma grazie alla perizia di boscaioli specializzati, i menaus di cala) una quantità enorme di tronchi che durante il periodo della dominazione veneziana venivano inviati ai porti di zatteraggio (Venzone sul Tagliamento) e quindi attraverso il fiume che percorre il Friuli dai monti al mare, ai canali della bassa pianura collegati alla laguna. Finivano prevalentemente nei cantieri per la costruzione dei basamenti in tronchi conficcati nella laguna su cui venivano costruite le fondamenta in grado di sostenere i grandi monumenti veneziani.

Fonte ferruginosa

Sorgenti di acque solforose e ferruginose

La più nota sorgente d’acqua solforosa sgorga alla base di un fascio di strati rocciosi fortemente compressi a valle di Paularo, in località Onês ed era raggiungibile, fino a qualche anno fa, percorrendo una bella pineta, ricca di bucaneve in primavera e di ciclamini in tarda estate. Era uno dei percorsi più frequentati dai turisti che raggiungevano almeno una volta al giorno la sorgente dell’acqua “pudia” per sorseggiare la fresca acqua dallo sgradevole odore, ma benefica per l’organismo, a sentire coloro che seguono con costanza l’idroterapia solforosa. Oggi il bosco è scomparso dopo l’alluvione del 1983 e il sentiero che raggiunge la sorgente non è invitante, difficile com’è da individuare in un’area destinata ad attività produttive. La sorgente ferruginosa si trova invece sopra Misincinis, in località Rufosc, vicina all’alveo tormentato del torrente Turrieia. Si riconosce per il tipico colore ruggine che lascia sui sassi del greto.

Fôs

Subito a valle di uno sperone roccioso da cui sgorga una sorgente d’acqua solforosa, l’acqua pudia, il corso del Chiarsò piega ad angolo retto immettendosi nella vallata che bordeggia il massiccio del Sernio fino a Piedim. Immediatamente sparisce in un breve e suggestivo orrido, quello di Fôs lungo un centinaio di metri e attraversato dal ponte della più vecchia strada carrabile d’Incaroio